sabato 27 febbraio 2010
Il pubblicista non può essere redattore
Si è in breve redattore ordinario soltanto se giornalista professionista. Dal 2002 sentenze coerenti della Suprema Corte hanno disapplicato sostanzialmente l’articolo 36 del Cnlg. Fnsi e Fieg ne devono prendere atto. E le redazoni?
L'articolo completo su http://www.francoabruzzo.it/document.asp?DID=4234
giovedì 25 febbraio 2010
Dossier Lsdi sui cronisti senza redazione
Il dossier si articola intorno a un Rapporto sul lavoro freelance (''I giornalisti freelance nell'industria europea dei media''), realizzato per conto della Federazione europea dei giornalisti (EFJ) da Gerd Nies, un ricercatore tedesco, e Roberto Pedersini, docente di sociologia del lavoro alla facoltà di Scienze politiche dell'Università statale di Milano, integrato da vari documenti sul tema dell'espansione del lavoro autonomo e da alcune riflessioni dello stesso Pedersini e di Paolo Serventi Longhi.
Nonostante questo documento abbia più di 5 anni vale la pena riproporlo visto l'importanza del lavoro svolto e la scarsità di dati sulla nostra professione.
In questo link potete trovare il dossier
http://www.lsdi.it/dossier/freelance/index1.php
mercoledì 24 febbraio 2010
Cassa intergrazione per i 14 dipedenti di RedTV
domenica 21 febbraio 2010
Report Riunione Lunedì 15 Febbraio
Cari colleghi
Lunedì scorso sera nella sede dell'Ordine dei Giornalisti di Bologna il Coordinamento Free-Ccp ha ospitato in un’affollata assemblea Daniela Stigliano, vicepresidente della Fnsi con delega ai lavoratori autonomi. Eravamo quasi cinquanta, non c’era una sedia libera e questo non può che essere un buon segnale.
E' stata l'occasione per illustrare l'ultima novità all'interno della Federazione della Stampa che ci riguarda direttamente. Con un ritardo degno di un Frecciarossa, infatti, la Fnsi ha deciso di creare una Commissione per il Lavoro Autonomo. Lo scopo ''e' favorire la tutela professionale, sindacale e previdenziale dei giornalisti lavoratori autonomi''. Tradotto significa che anche il sindacato dei giornalisti si è accorto che precari, freelance e simili hanno diritto a una rappresentanza qualificata. Salutiamo la notizia con un corale e sonoro alleluia!
La Commissione sarà costituita da un Presidente e da rappresentanti eletti dalle rispettive assemblee generali dei lavoratori autonomi. Sarà anche eletto un coordinatore che lavorerà al fianco del Presidente che invece sarà nominato dalla giunta della Fnsi. Contestualmente sarà creata l'Assemblea Nazionale dei Lavoratori Autonomi e in ogni regione sarà costituita, su base elettiva, una commissione regionale per il lavoro autonomo. A eleggerla l'Assemblea Regionale.
Durante la riunione abbiamo fatto presente alla Stigliano le nostre richieste:
- l’apertura di un tavolo con gli editori per discutere delle condizioni lavorative dei free lance, precari e autonomi (non rappresentati nell’ultimo contratto di lavoro firmato nei mesi scorsi)
- porre in cima all’agenda il problema della rappresentanza dei free lance, precari e autonomi nei comitati di redazione
All’assemblea ha partecipato anche il vice direttore vicario dell’INPGI, Mimma Iorio. Ci ha esortato a denunciare eventuali situazioni di inadempienza contrattuale (anche in forma assolutamente anonima). Questo perché, avendo creato un coordinamento deputato a trattare con le aziende, il peso nelle trattative non sarà più sbilanciato come prima, ma ci sono più possibilità di vedere rispettati i nostri diritti.
Si continua anche con la distribuzione dei questionari (anonimi ça va sans dire) nell'ottica di poter stilare al più presto un'indagine sulle condizioni reali di tutti noi in regione, come stanno facendo anche i colleghi del Veneto e del Friuli Venezia Giulia.
Un ringraziamento particolare alle facce nuove, ai colleghi di Ferrara e del Veneto, venuti appositamente per l'occasione.
sabato 20 febbraio 2010
Lavoro autonomo o lavoro nero? Rari contratti, fantasiosi inquadramenti
La professione giornalistica va progressivamente “precarizzandosi”.
Sta accadendo ormai da anni. A parole tutti se ne sono resi conto, nei fatti pochi hanno cominciato a immaginare soluzioni per una situazione che rischia di avere conseguenze sempre più gravi dal punto di vista sociale e per la stessa qualità del lavoro giornalistico. Precariato, infatti, vuol dire meno tutele.
E meno tutele significa minori condizioni di libertà per esercitare una professione che sulla libertà dovrebbe basare la propria ragion d’essere. Ci si domanda anche quale futuro previdenziale e quale possibilità di sostenere le generazioni successive potranno avere persone che sono pagate pochi euro a pezzo. Il Sindacato dei giornalisti, a livello locale, regionale e nazionale è tra le poche realtà che hanno avviato un’azione per dar voce a quella parte del mondo giornalistico definita “dei free lance”, ma che certamente ritenere composta da “liberi professionisti” è una forzatura rispetto alla realtà dei fatti.
Siamo in presenza di tanti giovani, molti dei quali donne, in parte non ancora iscritti all’Ordine dei giornalisti che, di frequente, svolgono la professione in maniera continuativa fuori e dentro le redazioni, senza alcun contratto scritto, a volte con contratti anomali, irregolari, spesso con partita Iva imposta dal committente (anche se questo è l’unico datore di lavoro e non si è in presenza di più committenti: condizione, quest’ultima, che sarebbe la sola a giustificare davvero l’apertura di una partita Iva). Quando questi colleghi sono in possesso di un pezzo di carta, con il quale si motiva il rapporto di lavoro, vi si leggono le più varie definizioni: consulente, autore, programmista regista o assistente ai pro-grammi (se parliamo di Rai o di network radiotelevisivi), impiegato. Tutto questo priva gli interessati delle garanzie previdenziali e mutualistiche di cui avrebbero diritto e nello stesso tempo sottrae agli enti economici della categoria le loro contribuzioni. Il danno che subiscono Inpgi, Casagit e Fpcgi è evidente.
Ciò è la conseguenza di una progressiva e inarrestabile massificazione della categoria che consente agli editori di poter contare su una ampia offerta di forza lavoro quasi senza tutele, incapace di far valere quelle poche di cui dispone per mancanza di coesione, di forza sindacale e di sufficiente solidarietà da parte dei giornalisti con rapporto di lavoro stabile (questi ultimi, però, spesso travolti da altre problematiche, come dimostrano gli innumerevoli stati di crisi con relativa riduzione degli organici che hanno portato ormai a circa 30 accordi di crisi aziendale con 600 pre-pensionamenti). Circa mille nuovi professionisti vengono immessi ogni anno in un mercato del lavoro palesemente saturo (contratti di lavoro dipendente se ne stipulano circa 250 l’anno) e che dispone di una limitata copertura contrattuale. I due contratti giornalistici sottoscritti con la Fieg e con Aeranti-Corallo “coprono” solo una parte del lavoro giornalistico. Altri settori come, ad esempio, cooperative e periodici locali e minori faticano ad applicare i contratti sottoscritti dalla Federazione della stampa.
Molti cosiddetti free lance, pur occupandosi, spesso, dei settori fondamentali dei giornali, specie locali, come la politica, la cronaca nera e giudiziaria, l’economia, operano senza tutela, anche legale, da parte degli editori. In più – pur non nascondendoci le difficoltà delle rappresentanze sindacali aziendali – spesso, fiduciari e Comitati di redazione non si pongono il problema di tentare di tutelare, per quanto possibile, i collaboratori neppure basandosi sulle norme che pure nei contratti citati esistono, per quanto poche e insufficienti esse siano, a garanzia del lavoro autonomo. In sede nazionale e a livello regionale il Sindacato dei giornalisti ha deciso di accelerare il lavoro in questo ambito (verrebbe da dire di disboscare questa giungla), all’indomani dell’intesa con la Fieg che ha portato al rinnovo del contratto principale e in vista di quella che appare l’imminente conclusione del rinnovo contrattuale con gli editori delle radio e delle televisioni di ambito locale.
In Emilia-Romagna (come sta accadendo in Lazio, Umbria, Lombardia, Veneto, Piemonte, Friuli-Venezia Giulia, Abruzzo, Sicilia, Sardegna, Toscana e Campania) si sono svolte assemblee di quel vario e spesso confuso mondo del giornalismo che comprende precari, lavoratori in nero, veri e rari liberi professionisti con l’obiettivo di costituire Coordinamenti regionali che afferiscano ad un organismo nazionale, nell’ambito della Fnsi, che si occupi in specifico di questo settore. Nella nostra regione si sono svolte assemblee a Piacenza, Parma, Bologna e Ferrara. Si spera che altre se ne svolgeranno e che un numero ampio di non contrattualizzati possa essere coinvolto in questo lavoro, il cui obiettivo è quello di dar loro voce nelle trattative sindacali e costruire un solido punto di riferimento per affrontare e, se possibile risolvere, i problemi quotidiani che questa massa di colleghi si trova a dover affrontare.
Giovanni Rossi
Segretario generale aggiunto Fnsi
Strumenti utili per il mestiere. Presentata la nuova guida per l'informazione sociale
Sono intervenuti: il presidente della Comunità di Capodarco, don Vinicio Albanesi; Flavia Franzoni dell’Università di Bologna; la presidente della cooperativa Cadiai, Franca Guglielmetti; il presidente dell’associazione Avvocati di strada, Antonio Mumolo, il presidente di Ugf e Fondazione Unipolis, Pierluigi Stefanini.
L’incontro - alla Libreria Coop Ambasciatori – è stata l’occasione per evidenziare il significato e l’importanza di uno strumento unico a disposizione di giornalisti, operatori, amministratori e di chiunque deve occuparsi di temi sociali. La Guida si compone di 624 pagine, 13 capitoli (carcere - infanzia e adolescenza - famiglia - anziani - lavoro - salute - emarginazione e povertà - disabilità fisica e mentale - droghe e dipendenze - criminalità, giustizia e sicurezza - economia e finanza etica - volontariato e terzo settore - immigrazione), 158 tabelle statistiche; 1.156 siti web; 336 segnalazioni bibliografiche.
Il volume di quest’anno presenta anche una ricerca esclusiva sulla criminalità degli immigrati realizzata per Redattore Sociale dall’équipe del Dossier Caritas-Migrantes, che smonta le più diffuse convinzioni sull’argomento.
La Guida per l’informazione sociale può essere richiesta collegandosi al sito dell’Agenzia Redattore Sociale:
http://www.redattoresociale.it/guidasociale.aspx
Per informazioni: 0734 681001; newsletter@redattoresociale.it
venerdì 19 febbraio 2010
30 dollari per la copertina di TIME!
Questa realtà, assieme a tutti i problemi, gli sconvolgimenti e le novità che si porta dietro, è stata riportata alla ribalta in questi ultimi giorni dopo che Alan Mutter, guru del giornalismo americano, ha lanciato un appello ai giovani Usa ( http://www.lsdi.it/2010/02/12/basta-con-lo-sfruttamento-dei-giornalisti/ ) invitandoli a riflettere sul proprio destino dandoci un taglio con la piaga del lasciarsi sfruttare pur di vedersi pubblicato il proprio lavoro. Questo proponendo come esempio portante il caso dell'autore di una foto di copertina del settimanale Time pagato con soli 31 dollari e cinquanta centesimi.
La fotografia era stata "pescata" tra i sei e rotti milioni di immagini dell'archivio on line di " iStockphoto", l'agenzia di foto a bassissimo costo che dal 2006 fa capo a "Getty Images" che è invece una delle ammiraglie mondiali del settore e dove le immagini sono però in vendita secondo i criteri e le tariffe tradizionali.
La notizia della foto di copertina pagata 31,50 dollari era trapelata subito dopo la sua pubblicazione nell'aprile 2009 ed aveva fatto scalpore negli Usa anche perché l'autore dell'immagine, Robert Lam, s'era detto molto soddisfatto anche se, come era stato fatto rilevare in alcuni blog, sarebbe invece di circa tremila dollari la tariffa in uso per l'immagine di copertina di riviste che, come "Time", hanno tirature che sfiorano i tre milioni e mezzo di copie.
L'appello di Alan Mutter è stato ora rilanciato in Italia nel sito internet di "Libertà di Stampa Diritto all'Informazione" ( www.lsdi.it ), prestigioso osservatorio italiano sui problemi e sulle nuove frontiere del giornalismo internazionale.
La realtà delle agenzie fotografiche di microstock è un problema apertissimo nel mondo di chi si occupa, oltre che di fotogiornalismo, di tutti quei generi di fotografia che hanno sbocco in pubblicazioni e utilizzi che vanno dall'editoria in generale alla pubblicità. Se ne discute anche in Italia: da una parte chi inorridisce all'idea che vengano immesse sul mercato immagini pubblicabili anche per pochi centesimi e dall'altra invece chi sostiene che le agenzie di "microstock" permettono ritorni economici anche più che soddisfacenti attraverso la moltiplicazione delle opportunità di vendita dei diritti delle singole immagini ad una platea infinita di "consumatori" senza grandi possibilità che altrimenti non acquisterebbero o, ipotesi non del tutto infondata, se la sfangherebbero rubacchiando qua e là le foto a loro utili.
In sostanza, il quesito è: meglio pubblicare poco ma a tariffe immediatamente remunerative, oppure sperare di azzeccare un'immagine e ottenere lo stesso risultato economico vendendola per migliaia di volte?
A chi legge, le risposte possibili.
Amedeo Vergani (presidente Gsgiv dell'Alg)
giovedì 18 febbraio 2010
EDITORIA: FNSI, SALE PREOCCUPAZIONE PER TAGLI. VERTENZA NAZIONALE
Tutti gli intervenuti all’incontro di oggi hanno sottolineato che nella vertenza per impedire lo spegnimento di queste voci si gioca una partita decisiva per il pluralismo dell’informazione italiana. Una battaglia di libertà che è insieme richiesta di una radicale riforma dei criteri di erogazione delle risorse pubbliche, di cui fin qui hanno beneficiato anche troppe esperienze editoriali fittizie. Una battaglia che - hanno sostenuto numerosi CdR - deve crescere fino a coinvolgere anche le rappresentanze sindacali delle più diffuse testate nazionali.
Ampio il ventaglio delle iniziative proposte. Non sono escluse alcune clamorose che verranno comunicate all’ultimo momento. Intanto si comincerà con incontri con le più alte cariche istituzionali, con un appello dei parlamentari, con la sensibilizzazione dei candidati alle imminenti elezioni regionali. Ipotizzate pagine di informazione specifica sulla carta stampata, sollecitata l’attenzione concreta del servizio pubblico, previsti spot su radio e tv locali. Forme di intervento che dovranno essere attivate già a partire dai prossimi giorni, in occasione del passaggio del “mille proroghe” alla Camera; qualora l’emendamento non fosse recepito, la pressione dovrà proseguire per sfruttare ogni altro possibile testo parlamentare nel quale inserire il ripristino del diritto soggettivo. Insieme alle azioni che ogni redazione metterà in atto nella sua realtà, la Federazione della Stampa, il coordinamento dei Cdr e le altre organizzazioni interessate a questa battaglia pianificheranno una manifestazione pubblica a Roma.
Entro i prossimi tre giorni è anche previsto un incontro con il sottosegretario all’Editoria, on. Paolo Bonaiuti”.
Giornalisti on-line e freelance: mai così colpiti.
Pubblicato l'ultimo rapporto del Committee to Protect Journalists: la crescita di freelance e giornalisti online sta rendendo più vulnerabile la stampa, soprattutto nei paesi oppressivi. Ma la rete si conferma anche l'antidoto migliore per limitare i danni della censura. Il rapporto analizza la situazione Paese per Paese come ci racconta Raffaele Mastrolonardo
99 giornalisti e operatori dell'informazione uccisi e 136 imprigionati in tutto il mondo nel 2009. Questo il bilancio stilato dall'associazione newyorchese Committee to protect journalists (Cpj) nel suo ultimo rapporto Attacks on the press 2009 . Quella del reporter, soprattutto quando al governo ci sono regimi repressivi, continua a essere una professione pericolosa. Un mestiere, spiega l'indagine, ancora più rischioso se si è giornalisti freelance o online e non si po' contare sulla protezione di organizzazioni strutturate e influenti. Tuttavia, il ruolo di chi cerca di fare informazione su Internet e per conto proprio, dice lo studio, “è più importante che mai” in un contesto in cui “la tecnologia sta cambiando il modo in cui la gente nel mondo raccoglie e riceve l'informazione” e le “testate internazionali tagliano gli staff e chiudono gli uffici all'estero”.
VULNERABILI ONLINE – Se così stanno le cose, non sorprende che le statistiche di Attacks on the press 2009 mettano in luce la vulnerabilità di queste tipologie di reporter. Dei 136 giornalisti arrestati lo scorso anno, 68 hanno usato il Web come luogo di diffusione dei propri lavori, una cifra che rende la rete il medium che ha pagato il più alto tributo alla libertà di stampa (sono 51 i reporter della carta stampata finiti in galera). Tra coloro che sono stati imprigionati, fa notare l'indagine, ben 60 erano freelance.
POLITICA PERICOLOSA - Quanto ai motivi che hanno portato al carcere, la ragione più frequentemente invocata dalle autorità per giustificare la repressione è l’attività “antistatale”: con tale accusa sono stati incarcerati 64 giornalisti. I temi politici restano, in generale, i più pericolosi da trattare, se è vero che dei 71 reporter uccisi per i quali è stata accertata la motivazione dell'assassinio 48 (il 68%) si occupavano proprio di questi argomenti.
martedì 16 febbraio 2010
Il collaboratore mascherato
Anche nel 2009 gli ispettori dell'Inpgi hanno colto in castagna un po' di editori, rei di abusi vari sotto forma di mancata messa in regola e sfruttamento dei non contrattualizzati oltre che del sempre annesso mancato versamento dei contributi previdenziali. Le cifre da recuperare e le conseguenti sanzioni da incassare non sono gigantesche, ma non sono neppure da buttare.
Nella prima metà del 2009 sono stati "cuccati" 9 editori:
- Società Cooperativa Il Foglio Quotidiano, di Milano: l'omissione e l'evasione dei versamenti contributivi sono pari a 279.131 euro, più 160.344 euro di sanzioni.
- La Prealpina srl, di Varese: finto lavoro autonomo di due colleghi più contributi non versati anche per altri, per un totale di 215.759 euro più 118.573 di sanzioni.
- Davide Srl, Varese, società che edita l'inserto domenicale della Prealpina: solo 4.9077 euro di contributi non versati e 2.849 di sanzioni.
- Eplos srl, di Varese: realizza l'edizione del lunedì della Prealpina: 6 pubblicisti fatti passare per collaboratori mentre invece sono un redattore e cinque collaboratori fissi, per un totale di 104.724 euro di contributi da recuperare più 61.692 di sanzioni.
- Provincia di Brescia: una pubblicista addetta stampa della Provincia spacciata per collaboratrice. Morale: 82.510 euro di contributi da pagare e 45.920 da pagare come sanzioni.
- Società cooperativa Edizioni Narvalo, Milano, che nel 2008 ha rilevato le testate Aqua e Subaqua: redattrice spacciata per collaboratrice, con solo 3.852 euro da pagare come contributi non versati e 798 di sanzioni.
- Edizioni Madre srl, Brescia: nella veste di service editoriale realizza il periodico Madre per Il Messaggero di S. Antonio. Miracolo: un direttore spacciato come collaboratore autonomo e contribuiti pagati ad altro ente per una collega pubblicista, e perciò 58.045 euro di contributi arretrati e 26.643 di sanzioni.
- Comune di Brescia: tre redattori dell'ufficio stampa spacciati per collaboratori autonomi. Morale: 191.456 euro di contributi arretrati e 105.473 di sanzioni.
Editoriale Bresciana spa, Brescia: scorrettezze varie per un totale di 138.089 euro di contributi non pagati e 91.778 di sanzioni.
Gli editori "beccati" nella seconda metà dell'anno sono 11:
- Provincia di Varese: due redattori dell'ufficio stampa spacciati per collaboratori autonomi e versamenti previdenziali all'Inpdap anziché all'Inpgi, per un totale di 71.399 euro di contributi dovuti e 27.643 di sanzioni.
- Edizioni Brescia spa, a Brescia, società che edita il quotidiano "Brescia Oggi": disinvoltura nei contributi, con la conseguenza di doverne pagare 72.835 euro di contributi non versati e 38.824 di sanzioni.
- Maxim Italia srl, di Milano, editrice del mensile "Maxim": tre colleghi camuffati da collaboratori autonomi e allegria nei contributi previdenziali, per un totale di 68.657 euro di arretrati e 12.583 di sanzioni.
- Edizioni del gusto spa, di Milano, editrice di "Le vie del gusto", "Gap casa" e "Wine passion": quattro colleghi camuffati con scarso gusto come collaboratori autonomi e buchi nei contributi, motivo per cui l'editore deve pagare 98.094 euro di contributi e 60.660 a titolo di sanzioni.
- Monradio srl, di Milano, titolare dell'emittente radiofonica "Radio 101": tre colleghi pubblicisti camuffati da collaboratori esterni mentre invece erano dei redattori a tempo pieno, più qualche buco nei versamenti previdenziali, per un totale di 82,071 euro di arretrati e 43.546 di sanzioni.
- Design diffusion edizioni srl, di Milano: nome all'inglese, ma disinvoltura all'italiana. Edita ben 16 testate giornalistiche tramite contratto di affitto con la Design Diffusion sas di Maria Luisa Ferraro&C. Otto redattori trattati da collaboratori autonomi, un collaboratore fisso fatto passere per volenteroso amante della cessione dei diritti d'autore, più errori nei contributi. Morale: 332.465 euro di contributi da pagare e 155.651 di sanzioni a favore dell'Inpgi1, più 3.713 euro di contributi e 592 di sanzioni a favore dell'Inpgi2.
- Radio News network srl, di Milano, titolare di "Radio 105": tre redattori trattati da collaboratori autonomi e contributi non versati per altri quattro, per un totale di 19.490 euro di contributi da pagare e 10.682 di sanzioni.
- Sergio Chiesa srl, di Milano: service per testate di informazione sportiva e per testate che si occupano di programmazioni televisive. Ben 33 redattori camuffati da collaboratori autonomi più stranezze varie nei versamenti contributivi. Conclusione: una stangata da 742.048 euro di contributi da versare e 381.186 di sanzioni.
- Mercurius network srl, di Milano: si occupa del settore rapporti tra laureati in cerca di lavoro e aziende in cerca di laureati. Un collaboratore fisso trattato da saltuario. Appena 712 euro di contributi da versare e 105 di sanzioni.
- S.E.I. srl, di Milano, service per la società Media V srl, editrice di "Vero", "Top", "Vero Salute", "Vero Cucina" e "Vera". Tra tante cose "vere", il falso di 10 redattori trattati da collaboratori autonomi, motivo per cui gli ispettori hanno cucinato un piatto da 69.433 euro di contributi da pagare e 13.814 di sanzioni.
- Media V srl, di Milano: editrice delle testate nominate nel capoverso precedente dedicato al service S.E.I. srl, con disordine contributivo vario, pari a 160.273 euro di mancati versamenti all'Inpgi e 10.196 euro di sanzioni.
Probabilmente tutto ciò è, molto italianamente e dati i tempi che corrono, solo la punta dell'iceberg. Punta indicativa dell'andazzo fin troppo scorretto degli editori. Quello che gli ispettori riescono ad accertare e poi a fare arrivare alle casse dell'Istituto è certamente molto meno del dovuto, cioè molto meno di quello che pagherebbero gli editori all'Inpgi se fossero tutti corretti. Campa cavallo mio che l'erba cresce.....
Ultima considerazione: la presenza di così tante società editrici "evasive" nella città di Milano si potrebbe forse prestare allo slogan "Milano ladrona". Solo in campo editoriale?
Pino Nicotri, consigliere generale INPGI per www.senzabavaglio.info
lunedì 15 febbraio 2010
Taccuino e conti in rosso, la vita agra dei precari
Una vita frenetica, super flessibile, senza garanzie e prospettive, scandita dal ticchettio della tastiera. Il kit base di un collaboratore è presto fatto: taccuino sempre a portata di mano, pronto ad essere utilizzato quando viene richiesto, telefono acceso notte e giorno, massima disponibilità negli orari e negli spostamenti. Quando il cellulare squilla, bisogna correre: c’è un’intervista da fare al telefono, a proprie spese, una conferenza da seguire, un pezzo da scrivere, spesso di fretta.
Il motore che aziona un precario è la passione per il mestiere.
La benzina è la speranza che un giorno, chissà quando, arrivi un contratto.
E se firmarlo è già normalmente un caso eccezionale, con la crisi l’assunzione diventa un miraggio. Il più delle volte si rimane parcheggiati in un giornale o in un qualunque altro mezzo di informazione per anni prima di avere un riconoscimento contrattuale. Nel frattempo si campa con poco o nulla: i più fortunati hanno un fisso mensile (che varia dai 400 ai 1000 euro lordi), la maggior parte dei collaboratori viene pagato a pezzo, con un compenso che oscilla tra i 4 e i 25 euro. Una miseria a cui vanno tolte le spese – elevate - di telefono e trasporti. Eppure, la maggior parte dei giornali viene firmato dai precari: a loro spetta il compito di trovare le notizie, seguire settori fondamentali, riempire le pagine, gestire i rapporti con le fonti. Il più delle volte i collaboratori hanno a tutti gli effetti un rapporto di lavoro subordinato, ma a livello salariale non sono riconosciuti come dipendenti. E se c’è una crisi o un momento di difficoltà, sono loro per primi a doversene andare.
Nessuno protegge chi non è assunto: nelle trattative troppo spesso i Cdr non tutelano i collaboratori, e non vi sono ammortizzatori sociali per questa categoria di giornalisti.
Per denunciare questa situazione, difendere i diritti dei lavoratori e ottenere un riconoscimento e un ruolo nelle trattative con gli editori, i collaboratori (o freelance che dir si voglia) si stanno organizzando: in tutta Italia stanno nascendo coordinamenti che riuniscono i precari dell’informazione, spinti dalla necessità di una forte azione sindacale per ottenere regole precise, evitare gli abusi e lo sfruttamento. In Emilia-Romagna è nato il Coordinamento giornalisti freelance, in collaborazione con l’Aser e l’Ordine regionale dei giornalisti. La sigla è ancora provvisoria: gli iscritti al Coordinamento hanno lanciato sul social network Facebook un concorso per trovare un nuovo nome (“La caccia al nome”) all’organismo appena nato.
Gli obiettivi sono invece già ben delineati: costituire una voce di rappresentanza forte, raccogliere e far circolare informazioni sul mondo e le condizioni di lavoro del precariato giornalistico, facilitare l’erogazione di servizi ed assistenza (in campo sindacale, contrattuale e legale), contando sulla collaborazione degli organismi di categoria e diventare una rete di collegamento tra i soggetti coinvolti (collaboratori, editori, altri coordinamenti italiani, sindacato e Ordine). Fin dai primi incontri, tra gli iscritti sono emerse alcune esigenze: prima tra tutte quella di tamponare le spese. Per questo il Coordinamento ha già contattato alcune compagnie telefoniche per tentare di ottenere tariffe agevolate. Si sono poi svolte riunioni nelle province emiliano-romagnole (finora a Piacenza, Parma e Ferrara), per coinvolgere tutti i precari. Il 24 novembre scorso si è infine tenuto a Roma un importante convegno sulle condizioni del lavoro autonomo, a cui hanno partecipato i vertici della Fnsi e alcuni membri dei vari coordinamenti di freelance italiani. Dall’incontro è emersa la volontà del sindacato di rimboccarsi le maniche per tutelare i diritti dei collaboratori, ad iniziare da una paga dignitosa.
Un primo, piccolo passo per il mondo dell’informazione, un grande passo per chi ci lavora da precario.
Ci siamo sul serio!!!!
Qua sotto c'è il nostro comunicato stampa con tutti i dettagli dell'iincontro. Vi aspettiamo!!!!
Lunedì 15 febbraio nasce il Free CCP
Nella sede dell’Aser di Strada Maggiore, 6 LUNEDI 15 FEBBRAIO alle ore 21 verrà presentato per la prima volta il Coordinamento giornalisti Collaboratori Precari e Freelance dell’Emilia-Romagna, “Free CCP”. Il Coordinamento, di natura sindacale, nasce per denunciare la grave situazione in cui versano i giornalisti collaboratori precari e freelance della nostra regione, tra compensi irrisori, contratti inesistenti e scarse tutele. L’obiettivo è difendere i diritti di questi lavoratori e ottenere un ruolo e un riconoscimento nelle trattative con gli editori. Ne parleremo lunedì 15 febbraio, nel corso di una riunione plenaria dei giornalisti collaboratori precari e freelance, con la Vice Segretaria Nazionale e responsabile dell’Fnsi per il Lavoro Autonomo, Daniela Stigliano e con Mimma Iorio, Vice direttore vicario dell’Inpgi, che illustrerà le novità previdenziali sul lavoro autonomo. Lunedì 15 febbraio ore 21Sede AserStrada Maggiore, 6Bologna.
Per informazioni:349-4297326328-3141500
domenica 14 febbraio 2010
Premi giornalistici
I servizi saranno valutati per gli aspetti legati alla loro valenza giornalistica. La scadenza è il 10 aprile.
venerdì 12 febbraio 2010
Buone nuove? Iacopino (segretario O.d.G. nazionale): "Gli stagisti non devono fare i redattori"
TG1: trasformare gli stagisti in redattori è anche una violazione disciplinare
lunedì 8 febbraio 2010
Ci siamo!
Il coordinamento dei giornalisti collaboratori, freelance e precari dell'Emilia Romagna, (ribattezzato più sinteticamente Free C.C.P.) inizia a muovere i primi passi in quella fanta-vita che si chiama realtà.
Questo blog vuole essere uno strumento per condividere esperienze, rimanere aggiornati sulle ultime novità e per conoscerci meglio.
Ufficialmente non esistiamo nonostante ogni giorno la nostra presenza sulle pagine dei giornali, sugli schermi televisivi, su Internet o in radio sia costante e decisiva. Paghe da fame, contratti fantasma e un'assenza pressoché totale di tutele e diritti, ora basta!
Senza di noi nessun organo di informazione potrebbe funzionare neanche per un giorno ed è arrivato il momento di prenderne coscienza tutti insieme.
Diverse rubriche sono state già attivate (Storie, Breviario, Occasioni e Consulenza) alle quale stiamo lavorando con passione, ma aspettiamo suggerimenti per rendere questo blog sempre più utile e ricco con il contributo e la partecipazione di tutti.