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mercoledì 7 luglio 2010

Censura, censurae, censura, censuram?

Inizia da oggi (con precaria e altalenante costanza vi avvertiamo) una nuova rubrica per riflettere con occhio cinico e libero sulle derive che il giornalismo italiano e non rischia (o è già tardi?) di intraprendere. Censura? Auto-censura? Poteri forti? Congiunzioni astrali sfavorevoli?
Il Corriere della Sera e la Repubblica hanno raccontato l'episodio degli agenti immobiliari costretti a camminare sui carboni ardenti nell'ambito di una convention motivazionale senza citare il nome della agenzia (cit. "uno dei più importanti gruppi italiani") poi giustamente rivelato con spirito provocatorio dal Manifesto (è Tecnocasa per la cronaca), perchè?
Ce lo si domanda con questo pezzo pubblicato su Il Post.

mercoledì 5 maggio 2010

Se scrivi ti rovino

Cari colleghi/e, pubblichiamo una testimonianza sui rischi che comporta fare informazione in Italia, soprattutto per chi la fa autonomamente. Leggete, leggete!
Se per ripensare a fare giornali occorre fare gli anticorpi ai ricatti: "Se scrivi ti rovino"
di Giovanni Vignali
In un recente intervento dal titolo “Facciamo un patto. Ricominciamo a pensare giornali” Pietro Orsatti ha tratteggiato quello che potrebbe diventare, molto presto, un nuovo tipo di strumento informativo che dal formato cartaceo va estendendosi al web, al citizen journalism, ai blog. In un rapporto di circuitazione delle notizie (da un lato) e delle opinioni (dall’altro) che permetta di raggiungere il maggior numero di persone possibili, uscendo dai particolarismi che ogni segmento ha sinora rivendicato gelosamente come propri, considerando fonte d’inquinamento il mischiarsi con altre forme di comunicazione/informazione.