Cari colleghi e care colleghe iniziamo il nuovo anno facendovi un resoconto dell'incontro che venerdì si è tenuto all'Aser sul collegato lavoro con il giuslavorista Alberto Piccinini. Alla fine di questo post trovate anche la lettera da spedire al vostro editore per non perdere i diritti accumulati nel tempo, affrettatevi perché mancano meno di due settimane!
Capiamo bene che il discorso che facciamo tutti è “prima o poi mi assumeranno, quindi se sto buono e zitto e non rompo le scatole questo accadrà”, e quindi sareste portati a pensare di lasciar perdere. Ma vi preghiamo di riflettere sulla verosimiglianza di questa vostra teoria: l’editoria è in crisi nera da tempo, e non pare affatto pronta a uscirne. Persino i grandi giornali che macinano utili e vanno bene, sono intenzionati ancora a chiedere lo stato di crisi. Le piccole realtà nascono e muoiono sempre più velocemente, e sul fronte dell’offerta arrivano centinaia di nuovi giornalisti ogni anno, sempre meglio formati e preparati dalle scuole, e aumenta il numero di chi è disposto a lavorare gratis.
Perché mai un editore dovrebbe assumere voi, che lavorate così bene senza mai reclamare un diritto? Perché dovrebbe spendere di più per avere lo stesso prodotto che gli fornite ora a basso prezzo e che altri sono capaci di fare meglio e gratis?
Basta chiedere persone che conoscete e che sono state recentemente assunte o a cui è stato fatto un contratto di collaborazione regolare, come è che è avvenuto il miracolo. Se sono sincere, diranno che o è stata una imposizione del giudice del lavoro, o la regolarizzazione è avvenuta dopo una ispezione dell’Inpgi o per un accordo sindacale in cui si minacciava il ricorso al Tribunale se le assunzioni non fossero avvenute. (Con le debite eccezioni, ci sono anche - pochissimi però – editori che assumono con contratti regolari)
Cosa c'è da sapere
Con la nuova riforma del lavoro introdotta dal Governo Berlusconi i contratti a termine avranno limite temporale strettissimo per essere contestati, 60 giorni dalla data di scadenza. Se non viene presentata causa entro questo termine, è come se non aveste mai lavorato lì. Significa che se ad esempio siete stati dieci anni in un giornale, e avete avuto 10 contratti annuali rinnovati di volta in volta, il giudice non può tenere conto dei precedenti e sentenzia la vostra eventuale assunzione solo basandosi sull’ultimo contratto. E capite bene che sostenere “mi hanno sfruttato per dieci anni” non è uguale a dire “mi hanno sfruttato per un anno”. E anche in termini di risarcimento economico degli arretrati, perdete i soldi che vi spetterebbero.
La legge non lo dice esplicitamente (anche perché non può contemplare tutti i casi dello scibile, e i nostri, che sono di fatto lavoro nero e a cottimo, riguardano solo noi giornalisti… pure le donne delle pulizie vengono trattate meglio!), ma c’è il serio rischio che la giurisprudenza (cioè le sentenze dei giudici sulle singole cause) stabilisca che questo principio della scadenza a 60 giorni valga anche per i rapporti di lavoro senza contratto. Cioè, se tu lavori a partita iva, a borderò o con un contrattino da corrispondente, e poi te ne vai, si dovrà fare causa entro 60 giorni oppure mai più (prima il termine era 5 anni).
Vedi sotto la lettera da spedire