domenica 23 gennaio 2011

Ipse dixit...ma anche no. Le migliori frasi degli editori al congresso FNSI di Bergamo

Un intervento di Marchionne o Montezemolo al congresso della Cgil potrebbe sembrare surreale ma nel nostro sindacato invece capita che gli editori, definibili anche dai compagni "padroni", abbiano voce in capitolo anche al congresso nazionale FNSI. Difficile pensare che di fronte a dei problemi macroscopici di cui loro sono responsabili nella maggior parte dei casi gli editori siano in grado di difendere il proprio agire. E infatti, negli interventi del congresso di Bergamo emergono delle vere e proprie perle di saggezza paradossali quanto comiche se non fosse che a rimetterci sono sempre i precari. Ecco a voi una breve lista delle frasi memorabili del congresso.

De Benedetti (Editore Espresso/Repubblica): "non vedo perché i giornalisti debbano essere strapagati, magari perché c'è chi ha due o tre famiglie da mantenere".

Confalonieri (Mediaset) "Apriremo un programma televisivo "all news" che magari avrà scarsi ricavi e un pubblico non grande, ma che valorizzerà con la sua presenza anche le altre testate, quelle di intrattenimento, quelle di gossip, ecc."

Piergaetano Marcjetti (Rcs/Corriere della Sera),magnificando la bontà dell'essere adibito gratis all'uso di nuove tecnologie: "Il radiologo mica viene pagato per imparare a usare le nuove macchine radiologiche. Non viene pagato ed è contento di migliorare il suo lavoro con le nuove tecnologie"

Che ne pensate?


sabato 22 gennaio 2011

Gabriele del Grande diserta per protesta il premio Saint Vincent e manda una lettera a Napolitano.

Cari colleghi e colleghe, pubblichiamo sul nostro blog la lettera che Gabriele del Grande, giornalista freelance e fondatore di Fortress Europe, ha inviato al presidente Napolitano per spiegare la sua assenza di protesta al premio Saint Vincent. I premiati erano quest'anno Bruno Vespa, Antonio Padellaro ed Enrico Mentana. Del Grande coglie nel segno e in questa lettera inquadra con grande lucidità i problemi e i paradossi che i freelance e i precari incontrano per la loro strada ogni giorno.

Mi scusi presidente, ma stamattina la mia poltrona resterà vuota. Mi sembra il miglior modo per celebrare la giornata nazionale della stampa: essere altrove. I motivi sono tanti. Innanzitutto non mi sembra affatto un onore applaudire un paggio ormai vetusto come Bruno Vespa, che da trent`anni occupa le reti pubbliche a nostre salatissime spese con i suoi inconsistenti salottini. Né tantomeno mi sembra un onore ascoltare le parole della federazione nazionale della stampa italiana sullo stato del giornalismo in questo paese. Il suono dell`ipocrisia mi disturba l`udito. Soprattutto se penso a tutti quei quotidiani nazionali che non pagano il lavoro, e a tutti quei colleghi - molto più bravi delle cariatidi che oggi premiate - che hanno cambiato mestiere perché l`affitto e il mutuo non si pagano con la gloria di una firma pubblicata a gratis su un quotidiano nazionale.

Infine non mi sembra un onore stringere la mano a un signore incapace di spingere certi temi, se necessario anche fino allo scontro istituzionale. Perché è inutile celebrare la libertà di stampa nei salotti, quando sappiamo bene quale sia la situazione del conflitto di interessi nel nostro paese, a destra con le proprietà di Berlusconi, a sinistra con la dipendenza cronica dai finanziamenti pubblici e le parentopoli varie, al centro coi veti dei vescovi, e ultima della fila alla Rai, con le lunghe mani di tutti i partiti che se la sono sempre spartita.

E poi a dirla tutta, in questa Italietta non mi sembra nemmeno più un onore ricevere dei premi. Sinceramente preferirei una proposta di lavoro a un trofeo. Nel giugno del 2010 mi sono stati conferiti quattro premi al giornalismo. E mi sono trovato in difficoltà ad accettarli, per il semplice fatto che è difficile spiegare ai 250.000 lettori del mio blog Fortress Europe, che in Italia si premiano i disoccupati. Che in Italia uno che per le sue inchieste riceve tre premi nazionali e uno internazionale, i cui libri sono tradotti in spagnolo e tedesco, per tirare a campare vende in nero collanine touareg mercanteggiate nelle oasi del deserto e gira l`Italia con valigie cariche di libri da vendere durante le presentazioni per rientrare delle spese dei suoi reportage.

mercoledì 19 gennaio 2011

Fallimento gruppo Epolis. Il FreeCcp tende una mano ai colleghi del gruppo

I Freeccp esprimono tutta la loro solidarietà ai colleghi, precari e contrattualizzati, che si trovano ora senza lavoro in conseguenza al dichiarato fallimento del gruppo Epolis, questo post è dedicato a loro, qua sotto sono contenute tutte le mosse da fare per poter recuperare i crediti che il gruppo ha ancora nei confronti dei collaboratori e degli assunti.

venerdì 14 gennaio 2011

Interventi "precari" a Bergamo


Al congresso della Federazione nazionale della stampa anche i precari e freelance dell'Emilia Romagna stanno portando la voce dei tanti colleghi del nostro territorio. I valorosi Sarah Buono e Gianluca Croce sono intervenuti nella notte tra mercoledì e giovedì, per raccontare quanto di buono abbiamo iniziato a fare e i testi sono pubblicati sul sito dedicato del congresso (vedi l'intervento di Sarah, vedi l'intervento di Gianluca).
L'attività riparte da Bergamo, dove la discussione è ancora in corso, con nuove iniziative che partiranno già dai prossimi giorni.
Sul sito della Fnsi trovate tutti gli altri interventi di questi giorni, per un congresso che sembra mettere davvero al centro la precarietà.

domenica 9 gennaio 2011

Collegato lavoro. Nuove informazioni e materiale

Cari colleghi e care colleghe iniziamo il nuovo anno facendovi un resoconto dell'incontro che venerdì si è tenuto all'Aser sul collegato lavoro con il giuslavorista Alberto Piccinini. Alla fine di questo post trovate anche la lettera da spedire al vostro editore per non perdere i diritti accumulati nel tempo, affrettatevi perché mancano meno di due settimane!
Capiamo bene che il discorso che facciamo tutti è “prima o poi mi assumeranno, quindi se sto buono e zitto e non rompo le scatole questo accadrà”, e quindi sareste portati a pensare di lasciar perdere. Ma vi preghiamo di riflettere sulla verosimiglianza di questa vostra teoria: l’editoria è in crisi nera da tempo, e non pare affatto pronta a uscirne. Persino i grandi giornali che macinano utili e vanno bene, sono intenzionati ancora a chiedere lo stato di crisi. Le piccole realtà nascono e muoiono sempre più velocemente, e sul fronte dell’offerta arrivano centinaia di nuovi giornalisti ogni anno, sempre meglio formati e preparati dalle scuole, e aumenta il numero di chi è disposto a lavorare gratis.
Perché mai un editore dovrebbe assumere voi, che lavorate così bene senza mai reclamare un diritto? Perché dovrebbe spendere di più per avere lo stesso prodotto che gli fornite ora a basso prezzo e che altri sono capaci di fare meglio e gratis?
Basta chiedere persone che conoscete e che sono state recentemente assunte o a cui è stato fatto un contratto di collaborazione regolare, come è che è avvenuto il miracolo. Se sono sincere, diranno che o è stata una imposizione del giudice del lavoro, o la regolarizzazione è avvenuta dopo una ispezione dell’Inpgi o per un accordo sindacale in cui si minacciava il ricorso al Tribunale se le assunzioni non fossero avvenute. (Con le debite eccezioni, ci sono anche - pochissimi però – editori che assumono con contratti regolari)

Cosa c'è da sapere
Con la nuova riforma del lavoro introdotta dal Governo Berlusconi i contratti a termine avranno limite temporale strettissimo per essere contestati, 60 giorni dalla data di scadenza. Se non viene presentata causa entro questo termine, è come se non aveste mai lavorato lì. Significa che se ad esempio siete stati dieci anni in un giornale, e avete avuto 10 contratti annuali rinnovati di volta in volta, il giudice non può tenere conto dei precedenti e sentenzia la vostra eventuale assunzione solo basandosi sull’ultimo contratto. E capite bene che sostenere “mi hanno sfruttato per dieci anni” non è uguale a dire “mi hanno sfruttato per un anno”. E anche in termini di risarcimento economico degli arretrati, perdete i soldi che vi spetterebbero.
La legge non lo dice esplicitamente (anche perché non può contemplare tutti i casi dello scibile, e i nostri, che sono di fatto lavoro nero e a cottimo, riguardano solo noi giornalisti… pure le donne delle pulizie vengono trattate meglio!), ma c’è il serio rischio che la giurisprudenza (cioè le sentenze dei giudici sulle singole cause) stabilisca che questo principio della scadenza a 60 giorni valga anche per i rapporti di lavoro senza contratto. Cioè, se tu lavori a partita iva, a borderò o con un contrattino da corrispondente, e poi te ne vai, si dovrà fare causa entro 60 giorni oppure mai più (prima il termine era 5 anni).
Vedi sotto la lettera da spedire